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Esegesi della stupidità

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La stupidità è democratica: non conosce confini di classe, titolo di studio o conto in banca. È l’unico vero welfare universale: chiunque può permettersela. Ma, a differenza del povero, lo stupido non si vergogna, anzi.

Viviamo in un’epoca in cui l’ignoranza, il corollario inevitabile della stupidità, non si limita a esistere: pretende di comandare. Non sapere è diventato un’opinione e credere che “ha fatto anche cose buone” equivale a libertà di pensiero. Così pure, mentre la scienza ci dice che la terra è tonda e gira intorno al sole, milioni di tastiere inondano la rete per ricordarci che, in fondo, non c’è nulla di male a credere che viviamo su una moneta e che la luce arriva a noi da una gigantesca abat jour aliena.

La stupidità non è solo un problema individuale. Purtroppo è altamente contagiosa. Si trasmette per imitazione, come gli sbadigli e le mode. Basta un politico che droppa una cazzata con la sicurezza dell’ineffabile Lollo e in un attimo questa diventa verità. Basta un talk show che invita due esperti, uno serio e l’altro delirante, e subito il delirio diventa una questione di punti di vista. Avete presente Alessandro Barbero e Mario Sechi che si confrontano sul fascismo? Ecco, qualcosa del genere.

Il guaio grosso è che la stupidità è pure instancabile. Non dorme, non va in ferie, non conosce crisi economiche. E soprattutto non ha dubbi. Questa è la sua arma più letale. Chi è intelligente, di solito, si interroga. Chi è stupido, ha sempre una risposta.

Avere a che fare con uno stupido è stancante oltre che assolutamente improduttivo. Tra i vari tipi di persone gli stupidi sono sempre i più pericolosi per le nostre nevrosi.

L’istruzione sembrerebbe un parametro importante per tirare una linea di confine tra chi è stupido e chi non lo è, ma quest’affermazione è verificata solo fino a quando non ci capita di incappare in stupidi istruiti.

Si potrebbe dire, ironizzando sul noto paradosso di Schrödinger, che una persona è contemporaneamente stupida o intelligente finché non apre bocca. In realtà la stupidità non è tanto sinonimo di mancanza di intelligenza. Al contrario essa si presenta sotto forma di eccesso: di superficialità, di risentimento che sviluppa arroganza e, last but not least, di ignoranza.

Lo stupido è una persona che principalmente non sa di sé, ma è convinto che appartenga alla sua natura l’urgenza di manifestarsi agli altri. La stupidità non è mai muta.

La verità è che stiamo regredendo all’epoca della pulsionalità. Una citazione attribuita a John Maynard Keynes recita più o meno così: “Contro la stupidità anche gli dei sono impotenti. Ci vorrebbe il Signore. Ma dovrebbe scendere lui di persona, non mandare il Figlio; non è il momento dei bambini”.

E niente, oggi solo gli stupidi possono essere felici.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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