referendum

E venne il giorNO

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Con i coglioni che toccano terra, ma siamo arrivati alla fine. Domani si vota. Segnate la data. Non perché cambierà tutto. Ma perché è il giorno in cui si capisce quanto siamo disposti a ingoiare.

Facciamo ordine.

La riforma Nordio separa le carriere di giudici e PM, spacca il CSM in due tronconi e ci mette sopra un’Alta Corte Disciplinare composta in parte per sorteggio. Il sogno berlusconiano riesumato, tirato a lucido e servito caldo con il contorno di migranti, stupratori, pedofili, famiglia del bosco e tutte le altre perle della Premiata Salumeria Predappio.

Perché votare NO?

Non per amore della magistratura. I magistrati italiani si sono guadagnati sul campo diffidenze più che legittime. Il correntismo è reale e il potere senza contrappesi fa sempre schifo indipendentemente da chi lo esercita.

Si vota NO perché:

– questa riforma la fa questo governo, con questi tempi, con questi strumenti, con questa propaganda. Perché la separazione delle carriere nella versione Nordio non indebolisce il potere: lo sposta;

– un’ Alta Corte Disciplinare nominata in parte dall’esecutivo è il contrario dell’indipendenza;

– il sorteggio per il CSM suona bene finché non ti chiedi chi compila le liste da cui si sorteggia;

– il referendum è confermativo, vale a dire senza quorum, e quindi ogni voto conta doppio;

– è l’unica pistola carica che abbiamo in mano per sparare a Meloni senza illuderci che stramazzi al suolo, ma almeno per ferirla un pochino in quella sua spocchia fascia da concierge dell’Internazionale Nera.

Non è la rivoluzione. Non è nemmeno una vittoria. È un NO sputato dritto in faccia a chi ha usato tre bambini come spot, a chi ha trasformato l’informazione in propaganda di regime, a chi ha costruito tre anni di governo sull’emergenza permanente e sulla magistratura come nemico eterno.

E poi ci siamo noi.

Noi che dovremmo essere il “corpo elettorale”, ma sembriamo più un corpo sul tavolaccio di una morgue.

Divisi tra chi vota per appartenenza, chi vota contro qualcuno e chi non vota per disperazione. Che poi è l’unica posizione onesta, anche se completamente sterile.

La verità è che questo referendum non misura la volontà popolare. Misura il grado di adattamento. Quanto siamo disposti a chiamare democrazia una procedura che non mette mai davvero in discussione il potere. Quanto siamo disposti a confondere un segno su una scheda con un atto politico reale.

E allora succederà questo: se vince il Sì, sarà “la volontà degli italiani”. Se vince il NO, sarà “la volontà degli italiani”. Traduzione: non esiste scenario in cui qualcuno perda davvero una volta. Perché il sistema ha imparato a metabolizzare tutto. Il consenso, il dissenso, l’astensione. Li trasforma in narrazione. E la narrazione in sopravvivenza.

Cazzo vi credevate?

🌹🏴‍☠️

 

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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