C’è una cosa che accomuna il militante di Futuro Nazionale che sogna bastimenti carichi di negri e maranza diretti verso sud e il progressista da tastiera che vuole tassare i patrimoni sopra i due milioni: entrambi hanno trovato il loro nemico, entrambi hanno la loro soluzione, entrambi non hanno capito un cazzo.
Il mio non è un giudizio morale. È una diagnosi strutturale.
La remigrazione dice: ci sono troppi stranieri. Occupano lavoro, spazio, welfare. Rispediamoli a casa e il problema è risolto.
La patrimoniale dice: ci sono troppi ricchi. Accumulano, sottraggono e non redistribuiscono. Tassiamoli e il problema è risolto.
L’architettura mentale è la stessa: si individua un gruppo, gli si mette la stella sul giacchetto a righe e si incassa il voto.
Il Remigratore non tocca Confindustria. Non tocca il caporalato. Non tocca le catene di subappalto che reggono mezzo PIL italiano sulla schiena di chi non ha documenti e non può protestare. Anzi, quelle le protegge con leggi vergognose.
Il Patrimonialista, quello con la citazione di Piketty in bio e l’indignazione da pergolato, non tocca la finanziarizzazione. Non tocca i paradisi fiscali che sono parte integrante dell’architettura legale del capitalismo europeo, non un’anomalia da correggere. Non tocca i meccanismi attraverso cui la ricchezza si riproduce prima ancora di diventare patrimonio fotografabile da un’aliquota.
Il problema reale, quello di cui entrambi evitano di parlare, è che il sistema ha smesso di redistribuire attraverso il lavoro. Non per colpa degli stranieri. Non per colpa dei ricchi come categoria antropologica, ma per come è strutturata la produzione, la rendita, la finanza, il mercato del lavoro deregolamentato in trent’anni e più di entusiasmo liberista bipartisan.
E allora la domanda resta: chi controlla i meccanismi? Ma è troppo grande, troppo scomoda, troppo priva di nemico nominabile in un tweet o in un post su facebook.
Meglio il bastimento. Meglio l’aliquota. Meglio la guerra tra ultimi e penultimi mentre i primi guardano dall’alto con la soddisfazione discreta di chi sa che il gioco regge ancora.
La remigrazione e la patrimoniale sono due rimedi omeopatici per curare un cancro. Uno lo prescrive il medico con la faccia di VannaXi, l’altro quello con la spilletta arcobaleno e il sorriso trullari di Schlein.
In entrambi i casi il paziente muore.
Poi, se proprio vogliamo fare un distinguo sugli slogan elettorali, resta un mistero come si possa governare da anni continuando a comportarsi come se si fosse all’opposizione. Cari destropitechi, siete l’unica destra al mondo che manifesta contro sé stessa. Che inventa slogan populisti quando governa, fingendo che esista un nemico immaginario che vi impedisce di fare quello che andate a raccontare in ogni dove.
Volete la remigrazione? Ok, fatela. Nessuno ve lo può impedire.
Cialtroni.
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