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Triglie in carpione, stato di diritto e finanziaria

#Donnamadrecristiana, la fascio-eroina il cui superpotere sono i capelli a fasatura  variabile, ieri ha prodotto l’ennesima perla di ignoranza giuridica.

La Presidento ha definito «vergognosa» e «una mortificazione insopportabile» la decisione della giudice per le indagini preliminari (gip) di Milano di non convalidare il fermo e scarcerare Youssef Siher, amministratore del canale Telegram «Movimento 17 ottobre».

Purtroppo il programma dell’alberghiero non prevedeva abbastanza ore di diritto, così le cazzate sulle competenze della magistratura e sulla separazione dei poteri piovono a nastro. Proprio come è accaduto con il referendum sulla separazione delle carriere. Com’è finita lo sappiamo.

Due persone che una laurea in giurisprudenza l’hanno presa, Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, e Vincenza Maccora, presidente della sezione Gip-Gup, hanno risposto così alla cuoca che risiede a Palazzo Chigi: «Le dichiarazioni (di Meloni) sono irricevibili e rivelano una scarsa conoscenza, reale o mascherata, degli istituti giuridici di uno Stato di diritto».

Disciamo che chiunque si sia preso la briga di leggere le motivazioni del fermo ha capito subito che erano baggianate buone per i babbei che tifano per gente come Gioggia, Bignami e Donzelli.

Scioè, Marie Georgette sa benissimo che il suo popolo ha il QI di una triglia in carpione, ed è proprio su questo che fa affidamento da quattro anni.

Dopodiché, resta la solita propaganda per buttarla in caciara e distrarre dalla presentazione della legge finanziaria, questa sì vergognosa.

In breve: oltre 6 miliardi di euro in misure una tantum o temporanee (leggasi mancette elettorali).  E poi 14 miliardi e rotti in due anni per comprare armi da Trump e proseguire la guerra per procura della NATO. Ma non finisce qua. La manovra penalizza lavoratori dipendenti e pensionati del ceto medio: chi resta in Irpef ottiene un taglio fiscale da 0 a 500 euro, mentre un professionista che passa alla flat tax può beneficiare di uno sconto da 7mila a 10mila euro, oltre a non pagare più addizionali Irpef, che possono superare i 2mila euro.

Come scriveva ieri Alessandro Volpi, “il governo Meloni è impegnato in una capillare opera di cancellazione del principio della progressività fiscale, moltiplicando i regimi sostitutivi dell’Irpef”. In pratica, per questo governo orientato alla difesa del privilegio, non tutti sono uguali di fronte al fisco e chi è ricco paga sempre meno.

Sul fronte della sanità, il governo annuncia nuove risorse per il Servizio Sanitario Nazionale, ma una parte degli interventi passa anche attraverso voucher per prestazioni non coperte dal servizio pubblico. E allora ecco spuntare il buono sconto di 300 euro da spendere con la sanità privata. Il punto politico è che non basta mettere qualche soldo in più sul tavolo: bisogna chiedersi se si stia rafforzando un sistema universale, capace di garantire cure a tutti, oppure se si stia consolidando un modello nel quale chi può permetterselo integra di tasca propria ciò che il pubblico non riesce più a garantire.

E poi c’è il capitolo della natalità, con il fondo da 100 euro per il primo anno da mettere su un libretto postale, bloccato per 18 anni e alimentato dai successivi versamenti dei genitori. Immagino la gioia delle coppie che non arrivano a fine mese. E adesso, cari fascioanalfaby, tutti sotto le coperte a trombare come ricci, perché la propaganda con voi costa davvero poco.

Però dai, vuoi mettere una bella targa personalizzata alla modica cifra di 600 sbembli?

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