Ieri all’assemblea di Confindustria si è vista la fotografia reale del potere in Italia. Non il teatrino parlamentare. Non i sondaggi. Non i talk show in cui si spiega perché Meloni dovrebbe essere già caduta millemila volte. La sala era piena, gli applausi scroscianti e Meloni pareva una top manager incaricata di rassicurare gli azionisti.
Orsini chiedeva responsabilità, crescita, energia, continuità. Meloni rispondeva nel solo linguaggio che il capitale vuole sentire: meno vincoli europei, meno regole, nucleare, competitività, sostegno alle imprese. Nessuno stava recitando. Stavano semplicemente verbalizzando un contratto già firmato.
Ecco perché quelli che da fuori sembrano scappati di casa — Santanchè, Nordio, Tajani, Urso, Piantedosi, insomma l’intero circo di Giorgia — non cadono mai. Non perché siano competenti. Non perché abbiano un consenso bulgaro. Ma perché hanno capito una cosa elementare che la sinistra italiana continua a rimuovere come un ricordo imbarazzante: il sistema economico non vuole competenza amministrativa. Vuole stabilità politica, disciplina sociale e trasferimenti pubblici alle imprese. E Meloni è come il rider di Deliveroo che spacca il minuto nella consegna.
All’assemblea di Confindustria non c’era un governo sotto processo. C’era un governo di riferimento. La differenza non è lessicale. È strutturale. E qui arriva la parte che la sinistra — tutta, nessuna esclusa — non riesce a guardare in faccia senza distogliere lo sguardo: se non riesce a battere questa gente, non è per mancanza di comunicazione, di simboli, di un leader carismatico o di una app per le primarie. È perché vuole le stesse cose. Vuole stare in quella sala. Vuole quegli applausi. Vuole essere il referente presentabile dello stesso capitale, con una giacca più eticamente rassicurante e qualche citazione di Gramsci in tasca per sentirsi a posto con la coscienza.
Frankie hi-nrg mc li aveva già sgamati trent’anni fa con “Quelli che ben pensano”. Li conosci. Li hai visti. Magari li hai votati. Sono quelli che non dicono mai una parola fuori posto, che stanno sempre dalla parte giusta della storia a posteriori, che si indignano con misura e si indignano delle cose giuste, e alla fine siedono allo stesso tavolo, mangiano la stessa roba e firmano gli stessi accordi. Solo che lo fanno con un’espressione più sofferente.
Non è un’alternativa. È la stessa cosa con i sensi di colpa inclusi nel prezzo del biglietto. Per questo Meloni governa. Non nonostante l’opposizione. Grazie all’opposizione.
Un’opposizione che si sente migliore. Questa, in fondo, è la sua unica funzione residua.
Notarile e inutile, come sempre. Bella lì.
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