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Quantunquemente

L’epifania che mi è arrivata oggi, 25 Aprile, è la seguente: quando la politica arriva ad assomigliare alla caricatura che la percula, non è la satira ad aver esagerato, ma è il contesto ad averla raggiunta.

Qui i livelli si incastrano come solo i mattoncini Lego:

– Gianni Cuperlo, il post comunismo d’apparato che prova a fare opposizione fuori tempo massimo.

– Cetto La Qualunque, la deformazione grottesca.

– Antonio Albanese, il comico che aveva già capito tutto anni fa.

– Gioggia La Qualunque, la “trasmigrazione attraverso Satori” (ok, questa non arriva subito).

Buona lettura, se vi va di farlo.

Cittadini. Popolo sovrano. Lettori occasionali di questo blog che io scrivo lo stesso perché senzadubbiamente qualcuno deve mettere le cose a verbale.

Oggi voglio parlarvi, chiarimentamente, di una cosa importante. Di politica. Di futuro. Di noi.

C’è un deputato, si chiama Cuperlo, che è andato in Parlamento e ha fatto un discorso. Un discorso serio. Un discorso di opposizione. Un discorso, emozionantemente parlando, che era Cetto La Qualunque.

E io mi chiedo: ma forsemente è questo il punto?

Perché il governo, grandiosamentissimamente, ha fatto una legge. Una legge bella. Una legge chiara. Una legge che dice: tu, avvocato di un migrante, se prendi un migrante e lo convinci a tornare a casa, lo Stato ti dà 615 euro. Perché lo Stato ragiona come me. Finalmente.

Infattamente questo è il libero mercato.

Signore e Signori, lasciate ora che vi dica che io, modestamentissimamente, da presidente avrei fatto meglio: la tessera punti. Uno: 615 euro. Due: 1.000 euro. Cinque: ti nomino sottosegretario. Dieci: subitamente ministro.

Ma il punto, finalmente parlando, non è il bonus. Il punto è un altro. Il punto è che Cuperlo aveva ragione. Tecnicamente, politicamentamente, tristementamente parlando: aveva ragione. E lo sapeva anche lui che aveva ragione. E lo sapevano tutti in quell’aula di gente che mi copia, nei modi e nei fatti.

Perché questa, cittadini, è la democrazia.

La democrazia è quando hai ragione e quantunquemente non cambia una beata minchia.

La democrazia è quando il miglior atto di opposizione parlamentare degli ultimi anni è la parodia della parodia del Paese.

La democrazia è quando Antonio Albanese, un comico, aveva già scritto tutto, profeticamente e anticipatoriamente parlando, e voi pensavate che fosse commedia.

Non era commedia.

Era segnatamente e convintamente il programma di governo di me stesso medesimamente, ma con u pilu, in senso latamente parlando: Gioggia La Qualunque.

Solo che il problema è che Cetto almeno lo sapeva di essere Cetto. Gioggia  purtroppamente è reale.

«Perché gli italiani si bevono tutto, qualsiasi minchiata, da sempre. Basta promettere l’impossibile e venderlo come garantito. Per esempio, per esempiamente tu gli dici meno tasse, loro applaudono e tu gliele alzi. Basta corruzione, li corrompi con una mancetta e loro ti votano. Tu dici “chiù pilu pe’ tutti”, tu fotti e loro sa’a menano. E ti votano. Vedete io amo gli italiani, sono un gregge che segue il cane. E io abbaio benissimo».

Ok, quella è la Montaruli. Ma infinemente non fa differenza.

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