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Primum vivere, deinde philosophari

Ora io non sono un sociologo della comunicazione e neppure un data analyst, ma non mi reputo neppure un minchione come Bonaccini. Detto con affetto, neh!

Perché il punto non è stabilire se lo stuntman calvo di Renzi abbia ragione sulla correlazione tra essere analfaby e votare a destra.

Ce l’ha e basta!

Il problema è che uno con un minimo di acume politico dovrebbe domandarsi cosa potrebbe succedere dopo aver droppato la bombetta, soprattutto se a digerirla è un mistificatore seriale come VannaXi.

Bonaccini ha detto una cosa sociologicamente banale — chi vota a destra ha studiato meno, abita le periferie, mastica più disagio — e in men che non si dica si è scatenato il repertorio completo dell’indignazione della destraccia.

VannaXi ha immediatamente rinfacciato a Bonaccini di non essere laureato. Come se questo non rendesse ancora più miserabile il tentativo di dipingerlo come un aristocratico dell’intelligenza. Capito gente, il figlio di un camionista e di un’operaia viene processato per presunzione da uno che pensa che lanciarsi col paracadute equivalga ad essere “brevettato” per governare il Paese.

Eppure il dato è lì, nudo: sono i ceti popolari e il ceto medio impoverito, imprenditoriale o meno, a spingere la destra populista, in Italia come negli Stati Uniti, dove il voto a Trump è statisticamente un voto senza laurea. La sinistra intanto si tiene le élite urbane, i reduci anagrafici della sinistra storica, il ceto medio iper garantito e una costola di giovani radicalizzati, a patto che per radicalizzazione si intendano le Birkenstock e le passerelle sui carretti arcobaleno.

In Italia il primo partito tra gli operai è FdI, il secondo la Lega e il terzo i 5*. Non è solo il post fordismo a liofilizzare il lavoro e a  disperderlo. È proprio la mutazione genetica della sinistra stessa, diventata euroatlantica, liberal-progressista, ceto amministrativo travestito da partito di opinione, tutta regole, diritti e nessun corpo. Con guerra, inflazione ed extra costi a fare da acceleratore, gli operai e il ceto medio impoverito,  se non sono confluiti a destra, sono andati a ingrossare l’esercito del primo partito italiota: l’astensione.

A ben guardare, è lo stesso nodo che la lettera di Conte poneva da un’altra angolazione: sinistra dei valori o sinistra dell’emancipazione sociale? Dove va piantato oggi il chiodo dei diritti, se i ceti popolari se ne sono andati altrove?

Ecco, se sei nientepopodimeno che il presidente del principale partito di fintosinistra e riesci a trasformare un’autocritica sulla perdita del consenso popolano — nel senso di persona che appartiene al popolo, in particolare alle classi sociali meno agiate, modeste o lavoratrici — in uno spot in cui Gioggia e il kebabbaro con le stellette ne escono come i supereroi Marvel dei ripetenti all’asilo, qualche domanda sulla strategia comunicativa me la farei.

Però davanti allo specchio.

Perché, caro Stefano, ogni volta che tu, Elly e le due piante ornamentali di AVS parlate in pubblico, io ho l’impressione che a Gioggia e a quell’altro aumentino i superpoteri.

Vedete voi che siete e ne sapete più di me.

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