Era da anni che Matteo Salvini attendeva di essere ricevuto nel Palazzo Apostolico da un pontefice. Finalmente ieri mattina ha potuto varcare la soglia della biblioteca privata di Leone XIV per un colloquio ufficiale. Ha però dovuto aspettare parecchio, dal momento che Papa Francesco ha sempre fatto capire senza troppi giri di parole di non gradire incontri troppo ravvicinati con l’ex ministro dell’Interno. Nel corso degli anni, oltre a Francesco, molti cardinali, vescovi, gesuiti di spicco e giornali cattolici sono stati fortemente critici nei confronti di Salvini, tanto che Famiglia Cristiana lo definì portatore di un “sovranismo feticista” in occasione della polemica seguita al rosario brandito sul palco.
Salvini in Vaticano. Già l’immagine sembra evocare il remake di una commedia all’italiana: il leader della Lega, con la tipica espressione di chi non si è mai ripreso dalla sbronza al Papeete, dopo anni passati a trasformare la Madonna in un testimonial elettorale, ora si presenta davanti a chi quei simboli li incarna davvero con la sfacciataggine di Jerry Calà. Un incontro che profuma più di campagna elettorale che di spiritualità, col Capitano in cerca di benedizioni istituzionali dopo aver scambiato per anni la Chiesa per un gadget da palco.
Il punto non è tanto il Papa che lo riceve, ma cosa può raccontare Salvini a Leone: della sua fede incrollabile nella flat tax? Della parabola del “prima gli italiani”? O magari del miracolo della ruspa, capace di dividere in due il Mar Rosso dei migranti?
Da parte sua, il Papa parla di accoglienza, pace e solidarietà: è il suo mestiere. Che è un po’ come se Burioni incontrasse un novax. Tutto ciò che la retorica leghista ha bollato per anni come buonismo diventa, a fronte dell’ospitata festosa di #donnamadrecristiana al meeting di CL, un’occasione per farsi vedere con il Grande Capo. Così, alla fine, il rischio è che l’incontro resti solo una foto da appendere in ufficio, giusto per mostrare che il Vangelo e la ruspa possono coesistere nello stesso album dei ricordi. Peccato che uno dei due protagonisti non c’entri nulla con la carità cristiana.
Insomma, Salvini col Papa è un po’ come Fantozzi al pranzo di gala del Megadirettore Galattico: cerca di sembrare a suo agio, ma si capisce benissimo che il menù non è il suo. Meglio la frittatona di cipolle e il rutto libero.
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