Gli ignoranti hanno diritto di esistere, ma elevare l’incultura e il disagio a elementi di vanto funziona solo nelle società in caduta libera. L’intelligente, ancorché ignorante, lo capisce, lo stupido no. Ecco spiegato in poche parole perché chi vota mooolto a destra generalmente è un coglionazzo.
È una tesi provocatoria, lo so, perché ridurre il voto di analfaby e disagiati a stupidità è lo stesso tipo di scorciatoia intellettuale che si contesta all’avversario. Chi vota partiti populisti o sovranisti spesso lo fa per ragioni molto concrete — insicurezza economica, sfiducia nelle élite, percezione (giusta o sbagliata) di essere stati ignorati da decenni di politiche — non necessariamente per ignoranza o stupidità.
Ci sono elettori colti e informati che scelgono la destra per convinzione ideologica genuina (visione dello Stato, rapporto con la tradizione, priorità su sicurezza o identità), così come ci sono elettori di sinistra mossi da pura tribalità o disinformazione.
L’incultura sbandierata come merito e il vittimismo come identità esistono, sono drammaticamente reali e non è irragionevole collegarli a certe retoriche di destra populista contemporanea. Ma trasformare il fenomeno in un giudizio sull’intelligenza media dell’elettorato è un salto che il ragionamento non giustifica del tutto: è più un sintomo di frustrazione politica che un’analisi.
Poi è anche vero che trenta e rotti anni trascorsi a fare da scendiletto al mantra neoliberista, ma con le acca, gli accenti e le citazioni di Pasolini al posto giusto, non è che abbiano prodotto chissà cosa.
Il disprezzo di classe simbolico, vale a dire deridere l’accento, il lessico, i gusti culturali di chi non ha avuto accesso agli stessi codici, è stato spesso più visibile e più cocente della sostanza delle politiche economiche. Le “acca” e gli “accenti giusti” sono diventati un marcatore di appartenenza tribale tanto quanto il tatuaggio dello yo-yo di Piazzale Loreto o le puttanate revisioniste sulla Xma MAS. È un classismo che si è travestito da superiorità intellettuale, e infatti Pasolini stesso lo aveva previsto con un’ironia che, chi lo cita accazzodicane, di solito perde per strada.
Quindi sì, credo che l’ignoranza ostentata sia il sintomo primario di una società in caduta libera, ma è altrettanto plausibile che sia la reazione a un’egemonia culturale che ha smesso di offrire protezione materiale continuando però a esigere deferenza simbolica.
In entrambi i casi non è lotta di classe. E allora tanto vale.
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