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La sindrome di Stoccolma

C’è una domanda che prima o poi andrà fatta, senza troppi giri di parole: perché difendete un sistema pensato per i ricchi, se non siete ricchi? No davvero, spiegatemelo.

Perché a volte sembra di vivere in un enorme esperimento sociale in cui milioni di persone difendono con le unghie e coi denti un ordine economico e politico che li considera pura massa di manovra o, peggio, materiale di consumo emotivo.

Il paradosso è che molti non solo difendono ciò che non sono, ma lo fanno con quel fervore messianico che ultimamente pervade le esternazioni di un certo babbione aerografato che è riuscito a farsi votare da gente che dovrebbe sputarlo.

E invece guai a toccare “il mercato”, guai a mettere in discussione la “libera impresa”, guai a suggerire che forse, dico forse, una società in cui sei persone possiedono quanto metà del pianeta è una dilusione di diludendo.

Apriti cielo! Neanche il tempo di omaggiare il paradigma con una bestemmia degna di Germano Mosconi che le cortigiane del capitale ti danno del comunista, del populista e dell’invidioso. E allora Il jukebox del chiagni e fotti manda a nastro tutto il repertorio di #donnamadrecristianavittima e dei body guard di regime in un continuo refrain che pare essere la portata principale nel menu genetico della destra italiana.

E allora ti chiedi: ma che cazzo vi hanno fatto? Vi hanno lavato il cervello a colpi di spot e talk show? Davvero vi hanno convinti che se Jeff Bezos guadagna 300 milioni al giorno “in fondo se li merita”? O che se non arrivate a fine mese è perché “non vi impegnate abbastanza”?

Sembra che una buona fetta della popolazione viva in un gigantesca sindrome di Stoccolma sociale: amano i loro carcerieri, li ammirano, li difendono, sognano di diventare come loro. Ma non succederà. Perché il sistema non è progettato per farvi entrare: è progettato per farvi sperare. Punto.

Così, mentre voi litigate sui social a colpi di sgrammaticature per difendere miliardari che non sanno nemmeno che esistete, loro continuano a spostare capitali nei paradisi fiscali, comprare media, dettare l’agenda politica e ridere, ma ridere forte.

Quindi sì, la domanda resta: perché difendete un sistema per ricchi, se non siete ricchi?

Forse perché vi hanno convinti che essere poveri è colpa vostra. E ci sta, i liberali ve lo raccontano da oltre due secoli.

Forse perché sognate di diventare ricchi in denaro, ma siete così poveri di empatia da credere che nella vita servano solo “tenacia e merito”.

O forse, più semplicemente, perché siete — e non mi dispiace dirlo — degli squallidi cazzoni.

Ma cazzoni utili. Ossia di quelli che tengono in piedi la piramide dell’attuale modello socioeconomico, credendo di poter arrivare in vetta, mentre in realtà servite da fondamenta per la villazza in cui non vivrete mai.

Intanto quelli tra noi che rifiutano le relazioni tossiche avranno sicuramente letto che il governo, tanto per dire, starebbe trattando “con le banche per un contributo volontario” in vista dell’imminente finanziaria.

E allora sempre noi che, come il buon vecchio Cartesio, pensiamo dunque siamo non possiamo fare a meno di domandarci: come stracazzo si fa a procedere con il randello nei confronti di 5 mln di poveri assoluti, oltre 2 mln di poveri che pure un lavoro ce l’hanno, precari ultracinquantenni, giovani spinti dalle politiche degli stage “aggratis” a fuggire all’estero, pensionati con la minima e persone con disabilità che si vedono tagliati i fondi, e al contempo chiedere un “contributo volontario”? E poi alle banche che da anni stanno macinando miliardi di utili?

Allora anche io voglio iniziare a pagare con contributi volontari. Facciamolo tutti, cristo scribacchino! Niente più imposizioni: fanculo l’Irpef, l’Addizionale regionale, quella comunale, la Tarsu, la Tasi, l’Imu, la Nina, la Pinta e la Santa Maria! Da domani tutto su base volontaria e secondo quanto mi gira.

Forti con i deboli e deboli con i forti.
Mai scordarsi con chi abbiamo a che fare.

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