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Nostra Signora delle permanenti

I capelli laccati, i tailleur démodé e le scarpette di vernice col mezzo tacco. In pratica Ursula von der Leyen è la versione horror di Mrs. Doubtfire. Se il personaggio “en travesti” interpretato dall’immenso Robin Williams fingeva di essere una tata per amore dei figli, Ursula finge di essere la zia premurosa dell’Europa mentre in realtà distribuisce bastoni e carote in base all’umore della BCE e agli interessi di qualche corporazione del farmaco o delle armi. Ma almeno Mrs. Doubtfire, quando mentiva, lo faceva con simpatia, invece Ursula lo fa con la compostezza glaciale di Dexter Morgan.

Ursula è figlia del potere e del denaro quelli veri, non gli spiccioli che si ottengono arrivando ai piani alti dalla Garbatella con un contratto a tempo determinato come colf del Capitale. Parliamo di roba forte che ha a che fare con il commercio degli schiavi, con Hitler e, in tempi più recenti, con i vaccini e le bombe.

Da ministra della Difesa la tecnocrate tedesca è passata agli onori della cronaca per le straordinarie imprese nel campo degli appalti poco trasparenti, le consulenze milionarie e quei misteriosi software militari super criptati. Peccato solo che fossero scritti con il Commodore 64. Cosi i crucchi, non vedendo l’ora di congedarla, l’hanno spedita a Bruxelles. E si sa che nell’Olimpo istituzionale europeo la meritocrazia è un concetto che si declina secondo regole proprie.

Senza nulla togliere ai vestitini in pizzo di borgata con cui Fozza Gioggia cerca di imitare chi è nato per comandare, ma qua siamo a livelli irraggiungibili in una sola generazione.

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