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In morte di un re

Prima di dichiararlo santo subito o di augurargli le fiamme dell’inferno, vorrei  ricordare a cattolici progressisti e bigotti invasati alla Pillon che il Papa è prima di tutto il monarca di un’istituzione che ha una tradizione millenaria di potere imperniata sulla fede, ovvero sulla ragione quando dubita di sé, e che il Vaticano ha consolidato il suo marketing attraverso  guerre, stermini e genocidi al fine di affermare un primato “politico” su tutte le altre religioni.

Io sono un ateo convinto e non ho molta dimestichezza con la salvezza dell’anima e cose simili. Dunque ribadisco che, per quanto mi riguarda, è morto un capo di Stato e, come tale, è venuta a mancare una figura importante per il mondo materiale. Soprattutto di questi tempi.

Per quel che ho capito io di quello che succede dale parti dei fan dell’amico immaginario, Papa Bergoglio è stato uno degli artefici dell’elaborazione della Teologia del Popolo come alternativa alla Teologia della Liberazione. In soldoni la differenza tra le due correnti sta nella neutralizzazione in ambito politico delle spinte di lotta di classe per promuovere un’alleanza tra le classi, ovvero il mantenimento delle classi sociali in gerarchie immutate, cosicché quelle più svantaggiate, invece di ambire alla coscienza di sé e al superamento del dogma capitalista (e di quello della religione), possono al massimo ambire alla carità dei ricchi, andare in chiesa negli ultimi banchi, pregare perché non vada peggio e non rompere il cazzo alzando la manina durante l’omelia. Insomma rimanere subalterne fino alla caduta del Cielo.

E allora, se vogliamo parlare dI capi di Stato e non di fuffa, se vale un po’ la regola secondo cui possono essere più o meno capaci, più o meno riformatori e, se così vogliam metterla, più o meno “buoni”, Francesco sì è stato un buon Re. Un buon Re in confronto agli altri ovviamente.

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