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Il Fozza Gioggia non si informa: si conferma

Viviamo ormai in un Paese in cui l’opinione pubblica è diventata opinione privata privata (non è un refuso!) di qualsiasi nozione. È l’epoca dei Fozza Gioggia, la nuova specie autoctona  che commenta compulsivamente tutto: dalla geopolitica al prezzo del caffè al banco, dal gasdotto in Azerbaijan all’epilatore laser inguinale. I Fozza Fioggia non sanno un cazzo, ma sono certi che il loro cazzo di niente valga quanto dieci lauree.

Scrivi “inflazione” e loro  rispondono: “Eh, ma la colpa è dei migranti”. Parli di guerra in Medio Oriente e sbraitano: “Pensiamo agli italiani!”. Manifesti i tuoi dubbi sullo zio Benny e loro ti rispondono in coro: “Eh, ma ha fatto anche cose buone”. Non importa l’argomento, in un attimo i Fozza Gioggia si trasformano in cyber molestatori laureati su Google, con master su YouTube e cattedra su TikTok.

Il Fozza Gioggia medio è convinto che la politica estera si risolva con “mandiamoli a casa loro” e che l’economia si sistemi “tagliando gli stipendi ai parlamentari”. Poi magari non sa distinguere un deputato da un europarlamentare, ma pretende di spiegarti come funziona la Bce, tra un “se sarebbe” e un anacoluto.

Il lessico del Fozza Gioggia è una poesia dell’ignoranza: tre parole in croce, usate come manganelli dialettici. Se qualcuno gli fa notare che non capisce un cazzo, risponde con la raffinatezza di un poeta maledetto: “Malox” (rigorosamente con una sola a), come se bastasse una bustina di antiacido a curare l’ulcera causata dalla realtà. Se invece un avversario osa obiettare, ecco il colpo di grazia: “rosikate sinistri”, che nella neolingua gioggiana equivale a un trattato di filosofia politica.

È l’argomentazione circolare perfetta: non serve spiegare nulla, non serve sapere nulla, basta dire che sono gli altri a rosicare. Fine del dibattito, applausi al bar.

Nel frattempo i giornali, a cui spetterebbe il lavoro di filtrare, chiarire e approfondire, non fanno altro che rincorrere quest’ignoranza diffusa con titoli urlati, semplificazioni da osteria e talk show costruiti su dieci secondi di slogan e un’ora di gente che si grida addosso. Perché il rumore vende. E i Fozza Gioggia, davanti al rumore, si sentono finalmente a casa.

Così, in un Paese che ha prodotto Gramsci, Einaudi e Calamandrei, oggi domina il tuttologo da balcone: la creatura che posta con sicurezza assoluta frasi come “io non sono razzista ma” e “io non sono complottista però”. Poi mette il like a un cazzone in uniforme nazista che dice con orgoglio: “Siamo oggi le stesse persone che eravamo ieri (dei coglioni appunto), saremo domani le stesse persone che siamo oggi” (proprio così).

Il dramma non è che i Fozza Gioggia parlino: è che votano. E nel silenzio colpevole della politica, che preferisce cavalcare la cazzata piuttosto che smontarla, loro crescono, si moltiplicano e soprattutto commentano. Sempre. Ovunque. Su qualsiasi cosa.

È il trionfo del rutto assurto a categoria del pensiero. E, considerando che era partito come scorreggia, ha fatto pure un sacco di strada.

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