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Fatto in Italia

C’è una cosa che il Girasagre, Gioggia il Presidento, VannaXi, Crocifissa Sardone e il resto della corte dei miracoli identitaria non ti diranno mai: Salim El Koudri non è il capolavoro dei sinistri, ma il loro.

Nato a Bergamo. Cittadino italiano. Scuole italiane, liceo italiano, laurea in economia aziendale all’università italiana. Disoccupato italiano. Pazzo italiano. Come quella di decine di migliaia di italianissimi che questo Stato lascia marcire in lista d’attesa perché la salute mentale pubblica costa, la storia di El Koudri è il racconto del disagio che nasce, cresce e si alimenta nell’Italia delle teste di culo fasciosovraniste. Altroché radicalismo islamico!

Puntuali come le mosche sulla merda arrivano loro. Salvini che trasforma otto feriti in campagna elettorale permanente. Meloni che cancella la gita a Cipro per farsi fotografare come l’Eleanor Roosevelt di Acca Larentia. Vannacci che fiuta l’aria e abbaia una puttanata a caso sull’identità italica, lui che sembra il mio kebabbaro di fiducia. Infine Sardone che esiste al solo scopo di odiare qualcuno.

Il problema è che El Koudri è italiano, ha frequentato le stesse scuole dei loro elettori, ha preso la stessa laurea che non vale niente, ha mandato le stesse email disperate che mandano in migliaia ogni giorno senza che nessuno se ne accorga. Se lo cercate sul registro degli stranieri non lo trovate. Se lo cercate sul registro degli errori di sistema invece eccolo lì, in buona compagnia. Ma questo non fa notizia. Fa notizia il cognome.

E poi c’è l’imprevisto che la realtà si è permessa di inserire nella trama dei Piùmeglio, con quel gusto per il grottesco che nessun romanziere mediocre avrebbe il coraggio di mettere su carta. A bloccare El Koudri, a fermarlo con le mani mentre lui brandiva il coltello, c’era sì un italiano, ma anche un egiziano con suo figlio. Stranieri. Invasori. Il nemico che ferma il nemico.

La destra ha incassato in silenzio. Ha fatto come fanno sempre: ha preso il particolare che serviva, l’ha trasformato in merda da fare girare nel tubo della comunicazione socialdestrorsa e ha scartato il resto.

Perché il punto non è mai la verità. Il punto è la produzione industriale della paura, che è l’unica merce che questa classe dirigente sa fabbricare. El Koudri è utile non per quello che è, un bug del sistema, un prodotto di scarto della società che loro governano da quattro anni, ma per quello che sembra, per quelle tre sillabe del cognome che bastano a far girare il motore del consenso un altro trimestre. E un altro ancora.

Nel frattempo le liste d’attesa per la psichiatria restano quelle che sono. I laureati disoccupati pure. Le email senza risposta dei giovani che campano di stage extracurricolari anche.

Tranquilli tutti però, perché il prossimo El Koudri è già in lista d’attesa. Avrà un cognome diverso. Potrebbe chiamarsi Rossi.

Quanto vi detesto, maledetti sciacalli!

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