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Barriera Barcelona

Mi sembra che Barriera sia, per la politica e i media, un po’ come il cesso sui treni: lo usi solo quando serve.

Le parole di Nadia Conticelli (vedi link in fondo) , ex presidente della Circoscrizione 6, sono certamente migliori di quelle dei pronipoti di Benito, ma la realtà di Barriera non è solo uno slogan da recuperare in tempi di caduta dei consensi e di probabili divorzi elettorali. È purtroppo il risultato dell’aver conquistato i quartieri belli pensando che, in fondo, andasse bene così.

Barriera è soprattutto la barriera tra propaganda e realtà. Il PD vi entra a cadenza elettorale, in giacchetta e sorriso, come i turisti giapponesi in visita alla Mole. Il percorso è sempre quello: due selfie con il commerciante “storico”, la promessa di “rigenerazione urbana”, l’annuncio di fondi europei per “cultura e inclusione”. Ma poi subito via, che c’è l’apericena al Risorgimento. Al massimo restano i rendering dei progetti, come quello della rambla appena abortito. Ed è un peccato, perché le famiglie di Corso Palermo sarebbero state felici di passeggiare accanto ai pusher tra un mercatino abusivo e una grigliata improvvisata.

E poi ci sono loro, i Fratelloni e Sorellone d’Italia, quelli dal megafono facile. La cadenza è la stessa: elettorale. Solo l’album è diverso: niente sorrisi, niente stampati floreali, montature civettuole e armocromismi vari. Al loro posto la cravatta “regimental” di Marrone o la sobrietà, quantomeno nel vestire, di Montaruli. Con loro le descrizioni virano sulle tinte fosche dello spaccio, del degrado e dei clandestini, come se Barriera fosse una Gotham senza Batman. Infine la ricetta: più polizia, più controlli e più manganelli.

Asili, scuole e sanità di quartiere sembrano marginali rispetto al progetto nato zoppo della Linea 2. Come se spostare i povery verso il Centro fosse più importante che istruirli o curarli. D’altronde basta frequentare l’ASL di via Montanaro, la scuola Parini (il quartiere è Aurora, ma il corso è Giulio Cesare) o il liceo Einstein per  capire che i problemi sociali non stanno bene nei reel di Instagram.

Risultato: Barriera rimane uguale. La sinistra promette, la destra punisce. Una la vede come Barcellona, ma l’unico verde che persiste è quello del trincerone, l’altra come scena del crimine. Intanto chi ci vive si arrangia: i cittadini puliscono le piazze e chiudono i buchi nei marciapiedi per rendere il quartiere tanticchio più accogliente, le associazioni suppliscono ai servizi e i ragazzi crescono tra spacciatori e volontariato, imparando presto che la vera barriera non è quella di Milano, ma quella tra chi la abita e chi governa.

Speruma an bin.

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