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Alleanza per Giorgia

È un flop al botteghino la première napoletana del campo largo. Doveva essere la prova generale dell’alternativa a Meloni. È sembrata la riunione di condominio dell’opposizione permanente: poco più di trecento persone, il solito repertorio della fuffa, nessuna idea nuova e la contestazione da sinistra di Potere al Popolo.

I migliori alleati di Giorgia Meloni si sono presentati con il campionario che tirano fuori da anni: salario minimo, patrimoniale e qualche slogan confezionato per convincere chi è già convinto. Il problema è che hanno scelto di farlo a Napoli, una città in cui la presenza dello Stato si avverte quanto il basilico nella carbonara.

La cosa più grottesca è che proprio il comune guidato da Manfredi aveva approvato due anni fa il salario minimo negli appalti comunali. Peccato che sia rimasto carta straccia. È il riassunto perfetto del progressismo italiano: prima la delibera, poi il comunicato stampa, infine il solito cazzo di niente.

Nel frattempo l’emergenza abitativa viene affrontata trasformando il centro storico in una gigantesca vetrina di Airbnb. I residenti vengono espulsi e gli affitti esplodono, il turismo mordi e fuggi ingrassa ristoratori, gestori di B&B e venditori di calamite. La ricchezza gira, certo, ma sempre nelle stesse tasche. La redistribuzione resta uno slogan da comizio.

Eppure Schlein, Conte & soci minori continuano a raccontare di essere “tra la gente”. Puttanate. Vanno tra la gente, ma non sono la gente. Attraversano i quartieri come antropologi borghesi in gita, parlano una lingua che nelle periferie pare klingoniano e finiscono per rivolgersi a un elettorato che, nella migliore delle ipotesi, non li caga di pezza.

La distanza non è soltanto politica. È proprio antropologica. Hanno sostituito il conflitto sociale con il marketing elettorale. Pensano che basti evocare due o tre parole magiche per ricostruire un rapporto con chi vive di salari bassi, affitti impossibili, lavoro precario e servizi pubblici sempre più inesistenti. Ma la fiducia non si ricostruisce con gli hashtag.

Il capolavoro è che non sanno ancora chi guiderà la coalizione. Non hanno un leader, non hanno una linea comune e non hanno nemmeno deciso quale simbolo li rappresenterà. Però un nome io ce l’avrei già.

Alleanza per Giorgia.

Perché da anni l’unico risultato concreto del campo largo è quello di rendere la destra l’unica opzione di governo credibile agli occhi di milioni di italiani. Non vincono perché convincono. Vincono perché dall’altra parte continua ad andare in scena lo spettacolo dell’inconsistenza.

E così, mentre il campo largo organizza l’ennesima prima teatrale davanti a una platea semivuota, il pubblico ha già comprato il biglietto per il sequel: Meloni II.

E niente, sono sereno come Pinocchio davanti al camino con in braccio un castoro.

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